I mezzi di comunicazione

I mezzi di comunicazione

OGR, Fare gli Italiani

Non sempre i mezzi di informazione hanno coinciso con i mezzi di comunicazione di massa. E non sempre e allo stesso modo hanno contribuito a “fare gli Italiani”. Ma non v’è dubbio che prima con la parola scritta, poi con la fotografia, con la radiofonia, e infine con il racconto cinematografico e televisivo, si sia tracciata una strada che ha aperto e via via ampliato gli spazi pubblici di partecipazione e di coinvolgimento della società italiana.

Dal giornale come strumento di informazione quotidiana e di valutazione dei fatti, alla rivista popolare e di intrattenimento quotidiane; dai cinegiornali dell’era fascista, fino ad arrivare alla radio e alla televisione, gli spazi domestici e privati sono stati penetrati e messi in stretta relazione con una dimensione pubblica sempre più estesa e dilatata.

La parola scritta e le immagini si sono imposte come parte costitutiva della vita quotidiana. Relativamente diversi nella loro relazione con il pubblico dei fruitori, ciascuno di questi mezzi di comunicazione ha saputo parlare alle élite così come agli altri strati della popolazione italiana.

Alcune epoche sono state particolarmente segnate da uno o più di questi vettori di comunicazione. Radio e cinema hanno segnato indelebilmente gli anni fra le due guerre, coinvolgendo la gran parte degli italiani nella propaganda di modelli e stili di vita funzionali alle esigenze del regime fascista. Trasmettendo però, nel contempo, una visione dell’unità nazionale e della modernizzazione del Paese, che ha lasciato importanti tracce nel tessuto culturale e nell’immaginario collettivo.

Ma è stata forse la televisione, diffusasi a partire dalla fine degli anni ’50 del Novecento, il mezzo di comunicazione più efficace nel toccare trasversalmente e in profondità la società italiana. Trasmissioni di intrattenimento, conduttori di fama e giochi fondati sulla performance culturale dei concorrenti, coniugati con format televisivi specificamente dedicati a una pedagogia pubblica – ora dedicata alla diffusione della lingua, ora alla conoscenza delle tradizioni del teatro e della letteratura – hanno contribuito in modo fondamentale all’unificazione e omologazione degli Italiani.

Erano i tempi in cui le trasmissioni radiotelevisive erano monopolio di un editore pubblico: la Rai. Ma anche le radio e televisioni private, a partire dagli anni ’70, hanno contribuito a cambiare le abitudini degli Italiani, fino a trasformare i gusti collettivi, a condizionare le modalità di fruizione dei mezzi di comunicazione, e infine ad eleggere la piazza televisiva a surrogato della tradizionale piazza politica.

L’era di internet, a partire dagli anni ’90, ha aperto nuovi e più liberi spazi di comunicazione, i cui effetti sul tessuto identitario degli italiani si potranno vedere soltanto con il tempo.