La seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale

OGR, Fare gli Italiani

Se la Prima Guerra mondiale fu un avvenimento tendente a uniformare le esperienze della gente del Sud e del Nord, gli anni che andarono dal ‘40 al ’45 condizionarono la vita nazionale in modo del tutto differente. In primo luogo, i fronti della guerra furono molti, sparsi in Europa e in Africa; e la guerra stessa fu un insieme di guerre dispiegate fuori dal territorio nazionale e sul territorio italiano. Fu guerra di aggressione e guerra di occupazione. E fu, dopo il 1943, anche guerra interna, conflitto civile.

In un certo senso, furono anni che approfondirono le differenze. Ma non mancarono gli elementi di uniformità. Quella guerra, infatti, al Nord come al Sud, portò per la prima volta tra la popolazione civile il senso quotidiano della paura: i bombardamenti aerei, prima temuti e poi attesi come un segnale di imminente liberazione, seminarono un diffuso sentimento di insicurezza e fissarono nella memoria di tutti gli Italiani il suono delle sirene degli allarmi, l’affanno della corsa nei rifugi antiaerei, il fragore delle distruzioni di impianti e abitazioni, lo smarrimento per la perdita della casa e per lo sfollamento
verso le campagne. La guerra, inoltre, per la prima volta, portò gli Italiani a condividere la fame. La penuria o la mancanza di cibo toccò in profondità la popolazione italiana, così come il fenomeno del contrabbando dei generi alimentari (la borsa nera), che divenne fenomeno assai diffuso in tutte le aree urbane.

Quella generale insicurezza si accompagnò a un desiderio di pace, che fu il sentimento più largamente condiviso. Tra gli elementi comuni alla gran parte della popolazione, a questo proposito, vi fu l’ascolto della radio, fonte primaria di notizie sull’andamento della guerra; tutti udirono le stesse voci della propaganda ufficiale e si intrattennero con le stesse trasmissioni di evasione, le stesse canzoni, le stesse cronache sportive. Molti ascoltarono le radio straniere (la famosa Radio Londra), in febbrile attesa di notizie sulla fine della guerra.

Facilitate nella loro diffusione dalla speranza della pace, da nord a sud, le dicerie divennero terreno di scambi continui, andando a costruire una singolare mitologia moderna, che parlava di eroici aviatori e di eventi improbabili. In moltissimi casi, inoltre, in tutto il Paese, ci si affidò alla tradizionale devozione religiosa.

La più grande eredità della guerra, dal punto di vista della costruzione dell’identità italiana, è tuttavia un’altra. Tutti, infatti, in quegli anni dolorosi, condivisero la sensazione del tramonto di un’epoca e di un mondo – quello fascista – vedendo nella fine della guerra l’inizio di una stagione nuova, incentrata sui valori di libertà e democrazia.