Le Campagne
Nel processo che ha condotto all’unificazione nazionale, il mondo delle campagne ha avuto un ruolo altalenante.
In un primo momento, fino agli anni ’70 dell’800, i contadini sarebbero rimasti sostanzialmente distanti dal resto della società, vivendo in mondo separato e sostanzialmente chiuso in una dimensione locale. Attraversati da un diffuso analfabetismo, opponevano l’immobilità di tradizioni antiche a qualunque ipotesi di innovazione.
Non deve quindi stupire se, prima e dopo il fatidico 1861, il mondo delle campagne costituì il luogo di incubazione delle maggiori resistenze ai tentativi di realizzare uno Stato unitario. Solo con il tempo le popolazioni rurali avrebbero sviluppato un senso di appartenenza a una più vasta comunità italiana.
È vero però che se, in un primo tempo, il mondo contadino non comprese il processo di costruzione della nazione italiana, il pensiero risorgimentale rifletté solo in parte sul ruolo che la popolazione contadina avrebbe potuto assumervi. Non venne elaborato alcun programma di riforma agraria, mentre i provvedimenti scolastici attuati nei primi anni del dopo Unità indicano come la preoccupazione delle classi dirigenti, più che di risolvere il problema dell’analfabetismo, fosse quella di formare una piccola borghesia impiegatizia che adempisse ai compiti richiesti dalla crescita dell’apparato burocratico statale, e di fornire ad artigiani e operai una preparazione tecnica che rispondesse alle esigenze della nascente industria italiana..
A partire dagli anni ’70, il ruolo di innescare idee e comportamenti utili ad avvicinare i contadini al resto della società italiana viene esercitato dal conflitto sociale. È proprio la protesta contro le condizioni di vita dei braccianti a favorire la formazione delle prime leghe di mutuo soccorso, a partire dalla Pianura padana, dal Bolognese e dal Mantovano. Ed è In quella fase che, per la prima volta, città e campagna – operai e braccianti – si incontrano nell’intonazione di analoghi discorsi di emancipazione.
Questi anni, tuttavia, mostrano anche una zona d’ombra. La rivolta e la crisi del mondo contadino sono, infatti, tra le cause di un imponente flusso migratorio. Provocata da un bisogno disperato di sopravvivenza, l’emigrazione si trasforma in un ennesimo fenomeno di esclusione e di separazione dal tessuto nazionale.
Sarà la Prima guerra mondiale il momento di più forte integrazione dei contadini nel contesto nazionale. Sollecitati da un potere lontano e autoritario, indosseranno un’uniforme che li porterà al fianco di tutti gli altri italiani, forzati a un inevitabile processo di integrazione e solidarietà.
Negli anni 1919-20, grazie all’estensione della piccola proprietà terriera, si avrà una nuova stagione di innovazioni, che avrà effetti tanto nell’ambito dell’emancipazione sociale, quanto in quello del coinvolgimento delle popolazioni rurali nella vita nazionale, grazie anche al vasto movimento di lotte che si registra in quegli anni. Più tardi, servendosi della coercizione, il fascismo accentuerà questa tendenza in chiave nazionalistica.
Alla caduta del regime, così come al termine di ogni ciclo storico-politico, il mondo contadino sarà nuovamente investito da fermenti libertari e di emancipazione. I protagonisti, questa volta, saranno soprattutto i ceti rurali del Mezzogiorno.
Si tratta di un momento cruciale. Imponenti ondate migratorie interne porteranno milioni di braccia provenienti dal mondo rurale nelle grandi fabbriche del Nord. Si svilupperà una relazione via via più diretta tra il mondo della terra e quello dell’industria, tra la città e la campagna. Lo sviluppo dell’industria, insieme alla diffusione dei consumi e allo sviluppo della nuova soggettività dei giovani e delle donne, porteranno allo sconvolgimento della famiglia contadina patriarcale.
L’apice della storia rivendicativa e di emancipazione del mondo contadino segna insomma, per molti versi, la sua dissoluzione, sotto la spinta dei grandi processi industriali, dell’urbanizzazione e della civiltà dei consumi. La piena integrazione degli abitanti delle campagne nella vita della nazione coinciderà con la tendenziale estinzione della cultura e dell’identità contadina.