<strong>La mostra Il Futuro nelle mani - Artieri domani inaugura un nuovo allestimento</strong>

La mostra Il Futuro nelle mani - Artieri domani inaugura un nuovo allestimento

4 agosto, 2011
04. Longoni machina per grattà giò i danèe del mur

Il progetto della mostra Il futuro nelle mani. Artieri domani prevedeva una parziale “turnazione” degli artieri che avrebbero esposto i loro artefatti alle Officine Grandi Riparazioni. Ed è quanto è avvenuto a partire dal martedì 19 luglio.

Nello spazio de Le nuove officine viene allestita una nuova isola per rappresentare i prodotti delle OBI, Officine Biciclette Italiane. Guest star è il grande fabbricatore artigiano di telai ciclistici, e grafico, Dario Pegoretti da Caldonazzo. Un eccentrico creativo anche politicamente impegnato, che invitato nel 2010 dagli americani a esporre i suoi artefatti nella mostra Bespoke. The Handbuilt Bicycle al Museum of Arts and Design di New York, ne intitolò uno Guantanamo, il che non rappresentava esattamente un omaggio ai padroni di casa… Accanto a un divo come Pegoretti, di scuola trentina, si mostra il lavoro di più umili artieri, come gli scomparsi faentini Luciano Valla e Antonio Cavina, di scuola romagnola, dei quali si presenta una bici assemblata dell’inizio degli anni ’90, restaurata dall’ Officina della bicicletta dal 1930 di Capello Mario di Torino. E ancora frutto di perizia subalpina è una bicicletta della Boeris, illustre manifattura ciclistica torinese nata negli anni ’20 del XX secolo, predisposta per il tentativo di nuovo record di Michele Astegiano di None, il detentore del primato Guinness per il maggior numero di chilometri percorsi in 24 ore.

Per quanto riguarda l’isola delle OMI, Officine Motociclistiche Italiane, la CR&S Vun in livrea tricolore sinora esposta viene sostituita da una CR&S Duu della stessa manifattura, l’ Officina Meccanotecnica Milanese. Duu in lingua lombarda significa Due: questo numero dichiara diverse doti della maxi-moto artigianale: due litri di cilindrata, due cilindri, due persone in sella, almeno nella versione denominata Conlatusa, meno egoistica della monoposto che si chiama Deperlù.

Sulla porzione di muro de Le nuove officine segnalata dal cartello dei giovani grafici Undesign con la scritta Politique d’abord, che dichiara un approccio al progetto “socialista” si aggiungono campioni di grafica street art dedicati a Italia 150, a volte di sapore “antagonista”.

Per quanto riguarda invece La galleria delle botteghe fa il suo ingresso la Città di Nove, con una istallazione di Paolo Polloniato, un giovane ceramista formatosi nell’area vicentina, già attivo a livello internazionale e considerato da Enzo Biffi Gentili, curatore della mostra, il massimo esponente dell’arte fittile della sua generazione. La sua opera è caratterizzata dal recupero di vecchi stampi originali della illustre storica manifattura Barettoni, già Antonibon, fondata agli inizi del XVIII secolo. E la innovativa decorazione di Polloniato ha per soggetto archeologie industriali, a partire dalle OGR.

A questa parziale “turnazione” negli spazi delle Nuove Officine e delle Botteghe corrisponde un secondo catalogo di mostra, intitolato Album nero, che segue l’Album rosso pubblicato in occasione dell’inaugurazione. L’ Album nero conterrà una documentazione e interpretazione fotografica degli allestimenti realizzati e una riflessione sui temi principali della mostra, a partire da quello dell’artigianato e dell’immaginario meccanico, con contributi di Joan Abelló Juanpere, Carlo Branzaglia e Dario Ujetto. Molto spazio occuperà l’illustrazione a tema “meccanico”, a partire dal libro di Bruno Munari Le macchine di Munari, edito proprio a Torino, da Einaudi, nel 1942. Ma una vera e proprio riscoperta, nell’ Album nero, riguarda l’opera di Alberto Longoni (1921-1991), pittore, grafico e illustratore piemontese -almeno per parte di madre e poi, per definitiva residenza, nell’ultima parte della sua vita- che dagli anni ’60 inizia a produrre una serie straordinaria di altre macchine d’invenzione. Questi e altri maestri storici di “immaginario macchinico” hanno fortemente influenzato grafici della nuova generazione, dal romano Pino Borselli protagonista dello storico Frigidaire al torinese Marco Rolandi, figlio di Tullio, agli “infografici” Francesco Franchi a Francesco Muzzi al gruppo La Tigre. Insomma, come ebbe a scrivere già nel dopoguerra Sinisgalli, “mille macchine inutili … possono essere un utile stimolo alla fantasia dei costruttori”. Come alcune fotografie, più o meno elaborate, scattate alle OGR da autori come Mario Cresci o Yakumo Kobe possono coadiuvare la fantasia degli architetti, contribuire alla lettura del futuro destino e progetto di riuso delle ex Officine Grandi Riparazioni ferroviarie di Torino, finita la festa.

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